Da "Il sole 24 ore"

Pubblichiamo l' Indagine Rapida CSC Produzione Industriale di Ottobre/Novembre 2016

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Pubblichiamo la documentazione del Centro Studi Confindustria, presentata il 3 novembre:

"Scenari industriali 2016: I nuovi volti della globalizzazione. Alla radice delle diverse performance delle imprese"

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Pubblichiamo l'analisi Congiuntura Flash di ottobre dal Centro Studi Confindustria.

Nello scenario globale e italiano prevalgono segnali di tenuta. L'incertezza politica rimane molto elevata, a causa sia delle incognite della Brexit (una partita difficile e tutta da giocare) sia degli appuntamenti elettorali europei; però qualche fonte di instabilità, effettiva o potenziale, è venuta meno. Soprattutto, i dati quantitativi e qualitativi puntano a una crescita senza cedimenti, in alcuni casi perfino con maggior slancio, anche se a livello mondiale è modesta e molto difforme tra paesi, specie europei.

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Pubblichiamo l'Indagine Rapida CSC Produzione Industriale - Agosto/Settembre 2016

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Pubblichiamo la Nota CSC n. 04/2016 su "Puntare sulla manifattura per far ripartire la crescita" a cura di Livio Romano.

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La ricerca coordinata dal Centro Studi di Confindustria per il convegno Biennale 2016 ha al centro la figura dell'imprenditore in Italia.

È la prima volta che Confindustria realizza un'analisi, non solo economica, sulle persone imprenditrici, sondando anche l'opinione che gli italiani hanno degli "industriali".

Ne esce l'immagine di un Paese ad alta vocazione industriale, trainato dagli imprenditori, tra i quali emergono però segni di scoraggiamento (specie tra le nuove generazioni). L'opinione pubblica ha in leggera maggioranza un'immagine positiva dell'impresa, anche se non ne percepisce appieno i valori fondamentali al benessere collettivo.

L'Italia si conferma paese di imprenditori: la quota dei lavoratori indipendenti sul totale degli occupati è del 24,9% sul totale dei lavoratori (molto più alta rispetto alla media UE, doppia di quella francese e tedesca). Tuttavia negli ultimi anni la sua tendenza, non solo nel nostro Paese, è in calo, come si evince anche dal tasso di natalità delle imprese, che in Italia è sceso dal 12,5% del 2006 all'8,1% del 2014.

Le ragioni sono più d'una e sono legate, tra l'altro, ai cambiamenti che hanno investito il "modello" di sviluppo industriale: da una situazione in cui le imprese si frammentavano, accrescendo il numero dei titolari di impresa, a una in cui è richiesta una maggiore caratura dimensionale. Emerge anche un senso di scoraggiamento dei potenziali nuovi imprenditori: tra gli italiani la percentuale di chi oggi sceglierebbe un lavoro indipendente è del 44%, nel 2009 era al 51%.

La crisi ha senza dubbio contribuito a ridurre la voglia di avviare nuove iniziative: il 78% degli imprenditori ritiene che rispetto al passato l'avvio di una nuova impresa sia più complicato. Per gli imprenditori i principali ostacoli all'attività sono le tasse (54,3% degli intervistati), l'eccesso di burocrazia (45,7%), la difficoltà di accesso al credito (37,7%). Alla domanda "fare l'imprenditore oggi per lei è..." al primo posto gli industriali rispondono responsabilità verso i collaboratori, al secondo posto scelgono la voce stressante. Risposte sintomatiche di un grande impegno etico.

Dalla ricerca emerge che il 41,2% delle imprese sono di prima generazione, una quota che ha un trend in aumento, mentre il 48,5% sono state avviate in passato dalla famiglia. Dal punto di vista del sistema valoriale gli imprenditori mettono al primo posto la famiglia, al secondo il sacrificio e al terzo il lavoro.

Lo studio prende in cosiderazione la percezione che la società ha dell'imprenditore e che l'imprenditore ha di se stesso all'interno della società (ovvero la misura in cui si ritiene apprezzato o meno). Ne risulta che il 64,7% degli italiani ritiene che alla professione di imprenditore non sia riconosciuto il giusto valore. Mentre tra le caratteristiche attribuite alla figura imprenditoriale dagli intervistati compaiono al primo posto competenza e coraggio, ma soltanto all'ultimo l'onestà.

Il 48,4% degli italiani ritiene in ogni caso che lo sviluppo delle piccole e medie imprese abbia un ruolo centrale per la crescita del Paese. Complessivamente il 53% degli italiani ha un'opinione positiva della figura dell'imprenditore, anche se rispetto al passato è peggiorata per il 45,5% dei rispondenti. È significativo, in questo quadro, che l'importanza del settore industriale in Italia sia largamente sottovalutata: siamo il secondo Paese manifatturiero d'Europa dopo la Germania, ma solo un terzo della popolazione ne é a conoscenza.

Il ruolo imprenditoriale appare condizionato da fattori di contesto, incluso un quadro recessivo che è durato per un tempo eccezionalmente lungo. Ma occorre anche lavorare per rimuovere immagini stereotipate e pregiudizi attorno alla figura dell'imprenditore, che impediscono di costruire un'immagine equilibrata del suo ruolo sociale. Si tratta di una sfida culturale importante, cruciale per il futuro del Paese, e Confindustria ha il dovere di affrontarla.

In allegato le slide dell'intervento di Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi Confindustria.

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Pubblichiamo il comunicato sulla produzione industriale rilevata in febbraio e marzo presso un panel di imprese associate a Confindustria e rappresentative dell'industria italiana.

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Pubblichamo il nuovo numero di "Congiuntura Flash".

È passata la grande paura dell'avvitamento tra mercati finanziari ed economia reale. Tuttavia, lo scenario globale è
uscito più fragile dalla tempesta finanziaria, privo di possibili sorprese positive. Impone di navigare a vista . Un atteggiamento prudente che inevitabilmente condiziona le decisioni di spesa, soprattutto gli investimenti. Le Borse
hanno recuperato gran parte del crollo autoinflitto , giacché i fondamentali non lo giustificavano. Il petrolio è un po'
risalito, per gli embrioni di accordo tra i produttori, mentre l'offerta rimane largamente eccedentaria.

In allegato il documento completo.

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Pubblichiamo in allegato la Nota CSC n. 03/2016 su "Conti pubblici più flessibili per sostenere le riforme" curata da Luca Paolazzi e Alessandro Fontana.

La flessibilità nelle regole europee su bilanci pubblici è cruciale per il successo delle riforme strutturali.
Varata un anno fa, richiede una revisione nella dimensione e nei tempi di rientro.
La valutazione dei conti si basa, poi, su stime opinabili dei saldi strutturali.

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Pubblichiamo la NOTA DAL CSC
Numero 16-2

La flessibilità per i migranti penalizza l'Italia 
Considerare solo l'aumento della spesa pubblica nel 2016 non tiene conto del balzo avvenuto in precedenza.

di
Alessandro Fontana e Luca Paolazzi


L'esclusione dai vincoli del Patto di stabilità e crescita nel 2016 soltanto della maggiore spesa per i migranti rispetto a quella sostenuta l'anno prima penalizza l'Italia, che spenderà quest'anno 2,5 volte la media nel triennio 2011-2013 e che dai primi anni 2000 è tra i paesi europei quello che, insieme alla Spagna, ha visto crescere di più la quota di stranieri residenti (dal 2,4% all'8,2% nel 2013). È singolare, inoltre, che le spese per i migranti finiscano per peggiorare i saldi strutturali
e, quindi, richiedere manovre correttive più ampie.

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